5 ANNI E 98 GIORNI: LA TERRA TORTURATA CI PRESENTA IL CONTO. L’IPCC LO HA GIÀ SCRITTO E POCHISSIMI NEL MONDO LO HANNO LETTO
L’orologio scandisce il suo ticchettio implacabile, e ogni secondo è un respiro che si fa più corto
5 anni e 98 giorni: e’ quello che segna il Climate Clock, l’orologio installato a Union Square, New York, il 19 settembre 2020, per iniziativa degli artisti Gan Golan e Andrew Boyd
Non è un gadget: è un calcolo. Il termine traduce in tempo il budget di carbonio che ancora ci resta da bruciare per avere il 50% di probabilità di restare sotto 1,5 °C. Il lifeline (la percentuale di energia mondiale che proviene da fonti rinnovabili ) e’ il secondo numero dell’orologio e misura la quota di energia mondiale già rinnovabile
E il mondo continua a girare come se nulla fosse, come se il pianeta potesse sopportare ancora a lungo le nostre ferite. Non gliene importa. Non ci sono problemi. Chi dice che ci sono è un complottista
Intermezzo promozionale ... continua la lettura dopo il box:
Eppure il 1° gennaio 2028 non è una data qualsiasi: è il punto in cui, al ritmo attuale di emissioni , circa 40-42 miliardi di tonnellate di CO₂ all’anno, il budget residuo dell’1,5 °C si esaurisce. Un grado e mezzo in più. La linea rossa che separa la sopravvivenza dall’estinzione di massa, la stabilità dal caos.
Non è un’opinione. È il Sesto rapporto di valutazione dell’IPCC (AR6), e in particolare il Synthesis Report pubblicato nel marzo 2023, a dirlo con parole che non lasciano margini: l’influenza umana sul sistema climatico è inequivocabile
Negli anni 2011-2020 la temperatura media globale era già 1,1 °C sopra i livelli preindustriali. E il 2024, secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, è stato il primo anno civile intero a superare 1,5 °C (circa 1,55 °C ± 0,13). Non abbiamo varcato la soglia in permanenza . L’abbiamo sfiorata. Il prossimo decennio deciderà se la attraverseremo
La concentrazione di CO₂ in atmosfera ha toccato 424 parti per milione nel 2024: circa il 50% in più rispetto all’era preindustriale. Siamo nel punto più alto da almeno 800.000 anni e probabilmente da 3 milioni di anni !
3 milioni di anni : dobbiamo andare al Pliocene medio, circa 3-3,3 milioni di anni fa, per trovare concentrazioni simili alle attuali. Lo sappiamo dai sedimenti marini, dai fossili di foglie (gli stomi delle piante raccontano la CO₂ dell’epoca) e dai paleosuoli. Non è una data tirata a indovinare: è il consenso della comunità scientifica, pubblicato su Nature e Science in diverse riprese
Vuol dire questo : la Terra non vedeva un’atmosfera così carica di anidride carbonica da prima che esistessero Homo sapiens . Noi, come specie, siamo nati in un mondo con molta meno CO₂ Tutta la nostra civilta: agricoltura, città, imperi è fiorita con valori intorno a 260-280 ppm Quello che respiriamo oggi non ha precedenti nella storia umana
Il Secondo Gruppo di lavoro dell’AR6 non lascia spazio a dubbi:
la perdita di biodiversità non è più una minaccia futura, ma una realtà già in atto. Le migrazioni forzate, l’insicurezza alimentare, la scarsità d’acqua, la salute messa a dura prova: tutto questo non riguarda più solo i paesi più poveri, ma ogni angolo del pianeta.
Le onde di calore si fanno più intense, i ghiacciai si sciolgono a un ritmo senza precedenti, e i coralli quegli straordinari custodi della vita marina scompaiono. L’IPCC stima che a 1,5 °C perderemo tra il 70 e il 90% delle barriere coralline tropicali; a 2 °C, oltre il 99%. Non sopravvivono
L’AFRICA vedrà ridursi la produttività agricola: l’AR6 è esplicito: il cambiamento climatico ha già rallentato la crescita della produttività agricola africana del 34% dal 1961 , più di qualsiasi altra regione del mondo. Il mais e i legumi del Sahel e del Corno d’Africa sono i più esposti. E circa un miliardo di persone vive oggi in zona costiere basse, sotto i dieci metri sul livello del mare: non finirà sott’acqua, ma è la popolazione che paghera’ per prima.
La CINA , la più grande potenza economica del mondo, vedrà la sua crescita strangolata da inondazioni, siccità e temperatura di “bulbo umido” che rendono alcune regioni inabitabili per l’uomo. Vale la pena dirlo bene: a 35 °C di bulbo umido il corpo umano non riesce più a raffreddarsi con il sudore. È il limite teorico della sopravvivenza. Nel bacino del fiume Giallo e nella pianura del Gange, la finestra si stringe
(Bulbo umido: che cos’è?
Non è una mia invenzione. È un termine scientifico preciso. La temperatura di bulbo umido è la temperatura che si misura con un termometro avvolto in un garza bagnata, che simula l’effetto del sudore sulla pelle. Mentre la temperatura normale misura il calore dell’aria, quella del bulbo umido tiene conto anche dell’umidità e cioè di quanto sia efficace la sudorazione, che è il principale meccanismo di raffreddamento del corpo umano.
Il punto critico è questo: a 35 °C di bulbo umido , il corpo umano non riesce più a raffreddarsi da solo, nemmeno se è in perfetta salute, all’ombra, immobile e idratato. La temperatura interna sale. Gli organi cedono
Già oggi, in alcune regioni del Golfo Persico, del Pakistan e del bacino del Gange, si sono toccati valori vicini a questa soglia e non ancora per lunghi periodi, ma abbastanza per far capire che il limite si sta avvicinando. Con il riscaldamento globale, la combinazione di calore estremo e umidità estrema sarà più frequente, più lunga e in zone più vaste. Per questo la Cina, l’India e il Golfo sono le aree più a rischio)
L’AUSTRALIA brucia: gli incendi della Black Summer 2019-2020 hanno coinvolto, secondo le stime del WWF, circa tre miliardi di animali vertebrati .
L’EUROPA soffoca : l’estate 2022 è stata la più calda mai registrata; l’alluvione dell’Emilia-Romagna del maggio 2023 ha scaricato in poche ore la pioggia di mesi.
Le REGIONI POLARI e MONTANE si sgretolano sotto il peso di un clima che non riconosce più le stagioni: la Groenlandia perde circa 270 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno , l’Antartide ha perso in tre decenni una massa che corrisponde a un innalzamento del mare di circa un centimetro
E poi c’è il MEDITERRANEO , questa culla di civiltà che ora brucia come un forno
L’IPCC lo classifica come hotspot del cambiamento climatico: si riscalda più velocemente della media globale , e più di ogni altro mare. Le sue acque potrebbero alzarsi di circa un metro in un decennio e il mare si alza lentamente, ma non torna indietro. Piazza San Marco, a Venezia, dal 1900 a oggi ha già visto un aumento relativo del livello marino di circa 30 centimetri; con una metro in più, il MOSE diventa una macchina che si apre e si chiude in continuazione ma la laguna cambia natura e la piazza potrebbe essere costantemente sott’acqua
Le onde di calore prosciugheranno i campi del Sud Europa nel 2022 il bacino del Po ha registrato la siccità più grave degli ultimi 70 anni mentre il Nord, forse, potrà solo guardare
(Hotspot significa punto caldo, zona critica . In climatologia, un hotspot è una regione del pianeta che si sta riscaldando più nella fretta dei media globali . Il Mediterraneo lo è, e molto: si scalda il 20% più velocemente della media del resto del mondo. Le estati diventano più lunghe, le piogge più violente e concentrate, la siccità più dura. È per questo che l’Italia, la Grecia, la Spagna, il Nord Africa e il Medio Oriente pagheranno un prezzo più alto della media)
Le guerre, le crisi economiche, le migrazioni forzate le coltivazioni OGM i diserbanti i rifiuti immensi , isole enormi nel pacifico, nessun rispetto per l’ambiente ne’ per le persone piu’ “bisognose” : tutto questo non è che l’eco di un’unica, tremenda verità: La Terra torturata ci presenterà il conto
C”E’ QUALCOSA CHE POSSIAMO FARE?
Non è una domanda retorica. È una chiamata alle coscienze. Perché mentre i governi discutono e le multinazionali continuano a inquinare, il tempo scorre
5 ANNI E 98 GIORNI e poi?
Forse la risposta non sta solo nelle politiche, nei trattati internazionali o nelle tecnologie verdi. Parlano, discutono, e di grandioso cosa si fa?
Incominciamo noi. In quella scelta quotidiana di ridurre, riutilizzare, rigenerare perché il pianeta non è un deposito di risorse né di immondizie, ma una casa, la nostra casa !
Il Climate Clock non mente. Non perdona. Non aspetta. E mentre il ticchettio diventa sempre più forte, una domanda risuona più alta di tutte: siamo ancora in tempo per cambiare rotta?
Oppure, come dice il vecchio adagio: quando la Terra presenterà il suo conto, chi pagherà?
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Le fonti: IPCC AR6 (WGII e Synthesis, 2023), WMO State of the Global Climate 2024, NOAA/Mauna Loa per la CO₂, NASA per Groenlandia e Antartide
GRAZIE

