Eco-resilienza: studio della eco-psicologia di Roszak. Quando guarire la Terra significa guarire noi stessi
Il degrado ecologico nasce prima di tutto da un paesaggio interiore impoverito. La cura e’ cura dell’anima attraverso il mondo e cura del mondo attraverso l’anima
Eco-resilienza
Immagina di svegliarti e trovare il vetro della finestra appannato. Non è soltanto umidità: è il tuo sguardo che fatica a cogliere i contorni del paesaggio. Secondo Theodore Roszak, il padre dell’eco-psicologia succede lo stesso alla nostra mente collettiva: quando l’orizzonte interiore si fa nebbioso, anche le foreste si diradano, i fiumi diventano torbidi e il clima perde l’equilibrio. La buona notizia? Il rapporto funziona in entrambe le direzioni: curando il mondo rinfreschiamo l’anima, prendendoci cura dell’anima rianimiamo il mondo.
È il cuore dell’eco-resilienza
Che cos’è l’eco-resilienza?
Resilienza: la capacità di un sistema di piegarsi senza spezzarsi, di assorbire uno shock e trasformarlo in nuova forma.
Eco-resilienza: la stessa qualità, ma estesa all’alleanza fra persone e biosfera. Non siamo due entità separate: siamo una membrana condivisa che respira insieme!
Intermezzo promozionale ... continua la lettura dopo il box:
Roszak sintetizza il concetto con una formula che suona come un mantra:
“Cura dell’anima attraverso il mondo e cura del mondo attraverso l’anima”
Perché parlare di paesaggio interiore?
Ogni volta che scegliamo l’auto invece di una passeggiata, o quando lasciamo che lo schermo sostituisca un tramonto, impoveriamo la banca esperienziale da cui la psiche trae senso di meraviglia. Roszak lo chiama “wasteland interiore”. La terra desolata
Da quel vuoto , da quella desolazione nascono:
Anestesia emotiva (nulla ci tocca davvero).
Ecologia della distrazione (consumiamo per riempire il silenzio).
Depressione, ansia climatica, senso di impotenza.
Se il terreno simbolico della mente è arido, anche il terreno fisico intorno a noi tende a seccarsi: è un ponte di feedback continuo
La scienza che sostiene il legame
Il forest bathing (bagno nella foresta) abbassa il cortisolo fino al 28 % in due ore di cammino fra conifere
Guardare un paesaggio frattale riduce la frequenza cardiaca e aumenta le onde alfa di 10 %
I batteri del suolo Mycobacterium vaccae, inalati durante il giardinaggio, stimolano la serotonina nel nucleo raphe
Che cos’è il “nucleo del rafe o raphe”?
Immaginalo come il centro postale della serotonina
Dove si trova
È una striscia di piccoli “uffici” neuronali incastonati lungo la linea mediana del tronco encefalico, dall’area del ponte giù fino al bulbo.
• In sezione, sembra una spina dorsale sottile che corre proprio al centro, da cui il nome latino “raphe” (= sutura).
Che cosa fa
Le cellule del rafe sono le principali fabbriche di serotonina del cervello.
• Da lì partono proiezioni che raggiungono quasi ovunque: corteccia, ippocampo, amigdala, talamo, midollo spinale.
•Quando il “centro postale” spedisce più pacchi di serotonina, cambia il tono dell’umore, la qualità del sonno, la soglia del dolore, perfino l’appetito.
Perché si parla di “stimolare la serotonina nel nucleo del rafe”
Significa far sì che quei neuroni producano o rilascino più serotonina.
Può accadere con l’esercizio aerobico, l’esposizione a luce naturale, alcuni farmaci antidepressivi, o come citav, con molecole rilasciate da batteri del suolo (Mycobacterium vaccae) inalati durante il giardinaggio.
Stimolarlo significa inviare un’ondata di “buon umore chimico” lungo le autostrade neuronali che collegano mente, memoria, emozioni e corpo
Tutti dati che confermano l’intuizione poetica di Roszak: la Terra esercita un’azione farmacologica naturale sulla psiche
Laboratorio di eco-psicoterapia quotidiana
Non serve uno studio con divanetto di pelle. Bastano tre stanze all’aperto….tra la natura
La radura dell’ascolto
Cammina da solo per 15 minuti.
poi fermati, chiudi gli occhi e annota tre suoni diversi.
Ripeti finché i rumori urbani svaniscono e compaiono i timbri sottili: foglie, ali, acqua, il tuo respiro
Il diario clorofilliano
Una volta al giorno scrivi su carta il colore dominante del cielo o del fogliame che vedi
Associa a quel colore un’emozione. Nel giro di settimane scoprirai correlazioni fra meteo esterno e meteo interiore
Il patto dei cinque semi
Pianta cinque semi locali (non ibridi da vivaio) in un vaso o in un’aiuola pubblica
Segui la loro crescita come fosse una terapia di coppia: quando li innaffi, domandati non solo come si possono sentire loro, ma di quale “acqua” emotiva hai sete tu in quel momento!
Eco-resilienza e medicine naturali
Le tradizioni fitoterapiche, l’ayurveda, la medicina cinese parlano da secoli di equilibrio fra microcosmo (corpo) e macrocosmo (natura).
L’eco-psicoterapia offre la stessa visione con il lessico della psicologia moderna:
Gli oli essenziali di pino e abete, ricchi in α-pinene, modulano il sistema limbico e riportano la mente a un “bosco tascabile”.
Le passeggiate a passo lento favoriscono la neurogenesi nell’ippocampo come un trattamento di bassa-intensità contro il declino cognitivo.
La fotosintesi osservata, la luce che filtra tra le foglie, diventa una meditazione visiva che rallenta la corteccia prefrontale, proprio dove l’ansia rumina i suoi ossessivi pensieri
Costruire comunità resilienti
Un individuo eco-resiliente è un seme. Una comunità eco-resiliente è come un bosco che si rigenera dopo l’incendio
Orti condivisi: riducono l’isolamento sociale del 25 %.
Scuole all’aperto: (la finlandia ne ha moltissime)migliorano l’attenzione dei bambini fino a 20 minuti in più post-lezione
Ritiri di “digital detox” in natura: fortificano la coesione di gruppo e la creatività fino al 50 %
Roszak era allergico agli indici di produttività, ma lo spirito dei tempi chiede numeri.
Io invece sono d accordo con lui e vado di spontaneita’
Conclusione: un invito
Se senti che il mondo si sta sfilacciando, chiudi il cellulare e ascolta un ciliegio in fiore. Ogni petalo che cade è un telegramma al tuo sistema nervoso: «Sono parte di te quanto i pensieri che hai in testa». L’eco-resilienza nasce esattamente lì, in quell’istante di riconoscimento !!!
Prenditi cura di un pezzo di terra come fosse un organo vitale. Innaffialo con la stessa attenzione con cui berresti un bicchiere d’acqua al buio. Ogni goccia che penetra il suolo è un endecasillabo della poesia di Roszak: “Guarisci la Terra e lei guarirà te”
Buon cammino verde,
che la tua anima germogli insieme alle radici del pianeta ! E la terra rifiorira’
grazie!