Il futuro non è per chi è fuori dalla tecnologia…
Cammino da ore e mentre il corpo si scalda dal movimento, i pensieri si mettono in fila da soli, come se avessero aspettato in silenzio il momento giusto per dire la loro
Mi sono seduta a fine giornata davanti a uno schermo che parlava di intelligenza artificiale, di lavoro che scompare, di mondi che si spostano di lato mentre noi guardiamo ancora dritto davanti a noi
E dentro mi si è accesa quella cosa che mi accende sempre: la sensazione di vivere dentro una soglia, con un piede di qua e un piede di là, come quando attraversi il portale di due alberi e non sei più nel bosco di prima ma non sei ancora altrove
Ve l’avevo detto. Non con queste parole, ma ve l’avevo detto :succedera’
E mi guardavano con quella sufficienza gentile che si utilizza con chi esagera, con chi vede catastrofi dove ci sono solo cambiamenti, con chi allarma per il gusto di allarmare
Intermezzo promozionale ... continua la lettura dopo il box:
Ma io non allarmavo. Osservavo. E osservavo una cosa semplice: che il mondo si stava muovendo ad una velocità che non lasciava più il tempo di abituarsi
Un tempo il cambiamento arrivava generazione dopo generazione, e potevi insegnare a tuo figlio quello che tua madre aveva insegnato a te, con qualche aggiustamento
Adesso arriva dentro una sola vita, dentro un solo decennio, e pretendere di starne fuori non è più una scelta di semplicità. È diventare ospiti nel proprio tempo
Poi l’ho vista accadere davanti ai miei occhi, la cosa vera: la luce è andata via, in studio, per la quarta volta in un giorno solo. Nessun dramma, succede
Ma questa volta lì serviva una risposta, una voce, un essere umano che capisse, e invece dall’altra parte è arrivato un robot. Un robot cortese, ordinato, insonne, che per accogliere la richiesta voleva un codice utente, un codice di chiamata, una sequenza di cifre lunga quanto una preghiera, da ripetere ad alta voce senza sbagliare….
mamma miaaaaaaaa !!!!!!!!!!!!
E io pensavo a quell’uomo anziano, solo, con un cellulare in mano e una voce automatica che gli chiede di essere preciso mentre lui cerca solo di dire che non ha più corrente in casa. Lì non c’è futuro contro passato. Lì c’è una porta che si è chiusa senza che nessuno se ne accorgesse, e dietro la porta è rimasto qualcuno che nessuna azienda ha pensato di tornare a ri-prendere
Eppure la stessa tecnologia che lascia fuori qualcuno, dentro qualcun altro ci vive già da molto tempo… e ora arriva anche da noi e in ambienti che non avremmo mai immaginato
Negli ospedali italiani sono arrivati i robot !
(Anche a Bologna al Sant’Orsola e qui non come a Cosenza ma per fare i “pazienti” affinche’ gli infermieri imparassero a programmarli per diventare poi essi stessi degli esperti aiutanti degli infermieri)
Non per sostituire le mani che curano, quelle no, quelle restano insostituibili, ma per portare, per sollevare, per assistere, per misurare, per ripetere senza stancarsi ciò che una schiena umana non può più ripetere otto ore di fila. E attorno a loro sono nate figure nuove, mestieri che dieci anni fa non esistevano, persone che li sanno programmare, guidare, correggere, addestrare. Negli ospegali abbiamo ora i Robot chirurgici
Il punto non è se questo sia bello o brutto. A me a volte inquieta davvero, Il punto è che loro sono già qui, e che
chi li sa leggere ha un posto, chi non li sa leggere ne ha uno più piccolo, e chi si è convinto che non lo riguardi ha smesso di avere un posto senza nemmeno accorgersene
C’è un principio che lega queste macchine ai percorsi energetici, un filo sottile che attraversa la fisica quantistica e le neuroscienze cognitive. Nella fisica quantistica, il principio di osservazione ci ricorda che l’osservatore non è mai separato dal sistema: la sua presenza modifica la funzione d’onda, la collassa in una realtà definita
Allo stesso modo, le neuroscienze ci mostrano che il cervello non è un ricevitore passivo di stimoli esterni, ma una macchina predittiva che attiva i propri circuiti in base alle credenze e all’attenzione
Se noi osserviamo la tecnologia solo come una minaccia o come un estraneo, il nostro sistema nervoso si chiude in una risposta di fuga, bloccando la capacità di adattamento. Se invece la osserviamo come un’onda con cui possiamo entrare in risonanza, il cervello attiva i circuiti della curiosità e dell’apprendimento, permettendoci di integrare il nuovo senza perdere il contatto con l’antico. Non dico che sia facile, ma il lavoro con le IA puo’ essere’ stimolante
La dendroterapia, che studia la memoria vibrazionale degli alberi, ci insegna un’altra lezione fondamentale: la resilienza non è rigidità.
Un albero di seicento anni non resiste al vento perché è duro, ma perché è flessibile, perché ha sviluppato un sistema radicale profondo che assorbe le oscillazioni del terreno.
La nostra consapevolezza dovrebbe fare lo stesso. Non si tratta di rincorrere ogni aggiornamento con l’ansia di chi non vuole restare indietro, ma di radicarsi nei propri valori, nelle proprie intuizioni, in quel sapere antico che abbiamo nel corpo, e da lì osservare la tecnologia con la calma di chi sa che le forme cambiano ma la sostanza dell’essere resta
Io credo in una cosa che vale tanto per la tecnologia quanto per il Reiki. Credo che non si tratti di sapere tutto, si tratta di non chiudersi
Le mie allieve come le persone, non devono diventare ingegneri. Ma dovrebbero sapere in che mondo stiamo ora vivendo , dovrebbero sapere che i robot e l’intelligenza artificiale oramai tengono le fila di ogni nostra infrastruttura, devono sapere che esistono, devono poterle guardare in faccia senza spaventarsi, devono capire il linguaggio minimo di ciò che le governa, altrimenti qualcun altro deciderà per loro, e deciderà con i suoi interessi e non con i loro bisogni
È lo stesso principio che mi ha portata a capire, un giorno, che non stavo imparando il Reiki ma ricordando chi ero sempre stata: non si impara una cosa nuova, si riconosce una cosa antica che ha trovato il suo nome.
Così è per il mondo digitale. Non è un mondo nuovo. È lo stesso mondo che ha trovato un’altra forma, e noi siamo i testimoni chiamati a camminarci dentro. A volte fa paura a volte inquieta a volte risolve ma c’e’!
E allora io continuo a fare quello che ho sempre fatto, ma con un occhio vigile e la mente sveglia
Mi avvicino alla tecnologia con la stessa curiosità con cui Emmanuel ed io tocchiamo un sasso, un albero di seicento anni. Mi fermo, ascolto, chiedo, imparo per non essere ospite in casa mia. Perché il futuro non è per chi è fuori dalla tecnologia, e questo lo dico senza entusiasmo e senza condanna, con la pacatezza di chi ha visto troppe cose cambiare per illudersi di poter restare ferma
Purtroppo. E per fortuna, anche. Dipende da cosa scegliamo di metterci dentro. E io, dentro, ci metto le mani calde del Reiki e la speranza che non vada tutto a rotoli
Perché chi progetta questi sistemi, interrogato sui rischi dell’estinzione se il fine e’ creare un’intelligenza artificiale non etica, ammette che il pericolo è reale, molti ingegneri adirittura dichiarano che sarebbe meglio non crearla, ma si sa che ,chi detiene il potere, comanda e il potere crea. Gli altri subiscono
Diventiamo allora consapevoli. Impariamo non solo a conviverci, ma a volere che siano compagni di cammino e non sterminatori
Non possiamo fermare l’onda, ma possiamo imparare a nuotarci dentro, con la grazia di chi sa che la vita, in tutte le sue forme, è un’unica vibrazione che cerca il proprio equilibrio.
E che se non lo troviamo il caos regnera’
La nostra parte Divina ci ricollega all’Unita’ e allora rimaniamo connessi!
Non si tratta di una cieca accettazione, ma di un invito a conoscere per non subire, a mantenere l’umanità nel cuore anche quando siamo circondati da robot
Rimaniamo a volte spettatori consapevoli : l’importanza di non lasciare indietro nessuno
GRAZIE!

