LA NATURA HA RAGIONE: FICO PER IL NERVO VAGO E GINCO PER GLI ACUFENI !
Sempre più persone mi chiedono aiuto per due disturbi legati allo stress: il malessere addominale e gli acufeni. Disturbi apparentemente diversi, ma spesso legati da un solo filo invisibile: il nervo vago
Quante volte ci sentiamo in tensione, con lo stomaco contratto, le orecchie che fischiano, e un senso di disagio diffuso che non sappiamo spiegare?
Spesso, il “silenzioso responsabile” si chiama nervo vago, e la natura, come sempre, ci offre strumenti per riportare equilibrio e serenità.
Chi è il nervo vago?
Il nervo vago è il più lungo e complesso dei nervi cranici. Parte dal cervello, attraversa il collo, raggiunge cuore, polmoni, stomaco, intestino, fegato… ed è anche legato all’udito e alla voce
È lui a connettere il nostro cervello al cosiddetto “secondo cervello”, quello dell’apparato digerente
È lui a inviarci segnali quando siamo sotto stress, quando tratteniamo emozioni, quando perdiamo il contatto con il nostro corpo
Il nervo vago regola la calma, il rilassamento, la digestione, il battito cardiaco. Quando si “spegne” per troppo stress, ne risente tutto l’organismo
Quando il nervo vago va in tilt…
Succede spesso: una tensione emotiva, una preoccupazione cronica, un evento traumatico, e il nervo vago si irrigidisce.
Si possono manifestare problemi gastrointestinali, tachicardia, nausea, ma anche vertigini, acufeni e una costante sensazione di ansia o sfinimento
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Il Ficus carica, un alleato umile e potente
Il Fico, in particolare il suo estratto idroenzimatico :
Ficus carica gemmoderivato: meglio quello dell’Adamah: EIEGEM FICO
è un grande regolatore del nervo vago !
Non agisce come un sedativo, ma come un riequilibratore naturale:
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Calma l’intestino irritato
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Aiuta il cuore a trovare un ritmo più armonioso
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Riduce gli effetti dello stress cronico
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Migliora il sonno e la digestione
È come se il fico ci riportasse al nostro “centro”, con dolcezza
Il consiglio è di assumerlo sotto forma di estratto idroenzimatico, che preserva l’energia della pianta e agisce in modo profondo, sottile ma costante.
Il Ficus lavora dolcemente ma in profondità sull’equilibrio neurovegetativo. Rilassa la parte addominale, favorisce la digestione, calma gli spasmi intestinali, ma soprattutto aiuta a riequilibrare la comunicazione tra cervello e intestino, agendo proprio sul nervo vago.
È una pianta che lavora sul tempo interiore: rallenta i pensieri che rincorrono l’ansia, apre spazi al respiro e alla riconnessione. È il rimedio per chi ha un cuore affaticato da tensioni antiche e una pancia che non sa più se ascoltare o fuggire
…e quando non funziona bene il Nervo Vago anche l’orecchio può iniziare a “suonare” fuori tempo
…E quando le orecchie fischiano? Entra in scena la Ginkgo biloba…
che e’ preziosa anche per tutto il sistema cardiovascolare…
Gli acufeni sono suoni percepiti nelle orecchie o nella testa, senza una fonte esterna: fischi, ronzii, sibili. Spesso peggiorano con lo stress o i problemi vascolari.
Qui, un’altra meraviglia della natura ci viene incontro: la Ginkgo biloba.
Albero antichissimo, resistente e saggio, la Ginkgo:
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migliora la microcircolazione cerebrale
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favorisce l’ossigenazione dell’orecchio interno
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aiuta la memoria e la lucidità
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può ridurre nel tempo l’intensità e la frequenza degli acufeni.
Anche qui, non si parla di un effetto immediato, ma di un percorso di guarigione naturale.
Per gli acufeni: la circolazione luminosa della Ginkgo biloba
ripeto: gli acufeni sono spesso legati a una cattiva microcircolazione sanguigna. Qui entra in campo la Ginkgo biloba, un albero sacro, antichissimo, l’unico sopravvissuto anche alle bombe di Hiroshima
Le sue foglie, meravigliosamente bilobate, sostengono la memoria, la lucidità, ma soprattutto migliorano la circolazione sanguigna cerebrale. Questo è il motivo per cui è così efficace in molti casi di acufeni: riattiva il flusso vitale nella zona uditiva, dove il sangue non arriva più con sufficiente ossigeno e nutrimento.
Il Ginkgo lavora come un armonizzatore: scioglie i blocchi, dissolve l’infiammazione, stimola una presenza mentale nuova, più radicata, più chiara. E nel tempo, quella fastidiosa sinfonia di ronzii può iniziare a spegnersi, o quantomeno diventare meno invadente.
Per chi ama curarsi ascoltando
In un altro mio articolo ho già parlato dei suoni binaurali, che possono accompagnare il cammino di guarigione. Non li ripeterò qui, ma li accenno come parte di un possibile paesaggio terapeutico sonoro da integrare con la fitoterapia…
perché la natura parla con piante, ma anche con suoni. E con il nostro corpo, che se lo ascoltiamo, sa intonarsi di nuovo a quella musica originaria
GRAZIE!
www.spaziosacro.it