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Dipendenze tra i giovani: le nuove sfide, i campanelli d’allarme e le strategie per i genitori

Dipendenze tra i giovani: le nuove sfide, i campanelli d’allarme e le strategie per i genitori

L’adolescenza è sempre stata un territorio di sperimentazione, ma oggi le insidie si moltiplicano. Non solo droghe tradizionali e nuove sostanze psicoattive, ma anche dipendenze comportamentali come social media, videogiochi e gioco d’azzardo online si intrecciano con l’aumento dell’ansia giovanile, creando un quadro complesso che richiede adulti informati e presenti

Lo scenario attuale

Secondo la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia e il Rapporto ESPAD, che coinvolge oltre trenta Paesi , il consumo di sostanze psicoattive tra i quindici e i diciannove anni è in lieve calo rispetto al picco pre-pandemico, ma rimane preoccupante

La cannabis resta la sostanza illegale più usata: quasi un quarto degli studenti tra i quindici e i diciannove anni l’ha provata almeno una volta, e una percentuale significativa ne fa un uso quasi quotidiano, associato a un rendimento scolastico inferiore e a disturbi d’ansia

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Un allarme crescente riguarda le nuove sostanze psicoattive, i cosiddetti NPS: cannabinoidi sintetici, catinoni, oppioidi sintetici come i nitazeni e benzodiazepine contraffatte. Circolano via dark web e social media, spesso venduti come prodotti legali in confezioni colorate che attirano i giovani, ma sfuggono ai controlli e hanno potenza e tossicità imprevedibili. Il Sistema Nazionale di Allerta Precoce del Dipartimento Politiche Antidroga ha segnalato un aumento di sequestri e intossicazioni legate proprio a queste molecole sconosciute.

Il Sistema Nazionale di Allerta Precoce, spesso abbreviato in SNAP o indicato come NEWS-D, è quello ITALIANO. Fa capo al Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità. È il sistema che in Italia si occupa di individuare tempestivamente la comparsa di nuove sostanze psicoattive sul territorio nazionale, segnalando i rischi per la salute alle strutture sanitarie, alle Forze dell’Ordine e alle Regioni. L’Italia, però, non lavora da sola. Il sistema italiano è inserito nella rete europea di allerta precoce coordinata dall’ EUDA, l’Agenzia dell’Unione Europea sulle Droghe di Lisbona. Questo significa che quando una nuova molecola viene intercettata in Italia, oppure in un altro Paese europeo, l’informazione circola rapidamente tra tutti gli Stati membri.  Nel caso della ciclorfina, per esempio, le segnalazioni sono arrivate proprio dal Sistema Nazionale italiano dopo un caso di intossicazione e dopo scambi informativi con altri Paesi europei, portando poi il Ministero della Salute a inserirla ufficialmente nella Tabella I degli stupefacenti a novembre di quest’anno.

La cocaina e gli stimolanti registrano una lieve ripresa tra i sedici-diciassette anni, ma è l’uso di crack a destare allarme nelle aree metropolitane e periferiche, dove la sostanza è sempre più accessibile e a basso costo

Il crack è una forma fumabile di cocaina
La cocaina in polvere, quella che si sniffa, viene mescolata con bicarbonato di sodio e acqua, poi riscaldata. Il risultato sono dei cristalli duri o delle scaglie che, quando vengono scaldati, producono un suono scoppiettante  da qui il nome “crack” . Si presenta come piccoli sassolini bianchi o giallognoli, e si fuma in pipe di vetro. Proprio perché si fuma, raggiunge il cervello in pochi secondi ed e’ particolarmente pericoloso perche’ l’effetto è immediato, intensissimo, ma brevissimo: dura pochi minuti. Questo spinge chi lo usa a cercare subito un’altra dose, innescando un ciclo di craving (fame di sostanza,desiderio compulsivo) molto violento. La dipendenza psicologica può svilupparsi nel giro di poche settimane, a volte giorni. A livello fisico, provoca un carico immediato su cuore e vasi sanguigni: ipertensione, tachicardia, rischio di infarto e ictus anche in persone giovani. A lungo termine, l’uso cronico porta a danni cerebrali, psicosi paranoide, allucinazioni, deterioramento cognitivo e uno stato di grave depressione quando la sostanza manca. Fumarlo danneggia anche i polmoni, provocando una tipica “polmonite da crack”

Negli Stati Uniti il crack ha avuto una diffusione epidemica già negli anni Ottanta, legata a forti disuguaglianze sociali. In Europa e in Italia è sempre stato meno visibile della cocaina in polvere, ma negli ultimi anni circola di più proprio perché è più economico al dettaglio e l’effetto immediato lo rende appetibile per chi cerca un’alterazione rapida e potente. I dati più recenti segnalano un aumento del consumo di cocaina fumata anche tra i giovani, perché è più accessibile economicamente rispetto alla polvere e non richiede l’atto di iniettarsi

Cresce anche l’abuso di farmaci senza prescrizione: ansiolitici e oppioidi medici come tramadolo e ossicodone vengono assunti senza ricetta da una quota preoccupante di studenti italiani, spesso per calmare l’ansia da prestazione scolastica

L’alcol e il binge drinking (abbuffata alcolica) restano il problema più diffuso: circa un terzo degli studenti dichiara di essersi ubriacato negli ultimi trenta giorni, con un’età del primo episodio sempre più bassa

Nel frattempo, le dipendenze comportamentali stanno cambiando il panorama. L’OMS ha ufficialmente inserito il gaming disorder= dipendenza dai videogiochi  nella classificazione internazionale delle malattie, e l’uso compulsivo dei social media, sebbene non ancora classificato formalmente, mostra meccanismi neurobiologici sovrapponibili a quelli delle dipendenze da sostanze. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, il rischio di dipendenza da internet riguarda oltre un quindicenne su dieci, con pesanti ricadute su sonno, umore e rendimento scolastico

I campanelli d’allarme a cui prestare attenzione

Riconoscere precocemente i segnali è fondamentale. Il primo e più importante campanello di allarme è l’isolamento, che si manifesta come un progressivo ritiro da contesti naturali e positivi: lo sport, gli eventi con gli amici, la scuola, la famiglia. Il ragazzo smette di uscire, si chiude in camera, riduce al minimo le interazioni anche durante i pasti

Sul piano comportamentale possono comparire atteggiamenti aggressivi, oppositivi o provocatori nel contesto scolastico, ma anche un’apparente apatia che contrasta con il carattere precedente del ragazzo

A livello fisico ci sono segnali che un genitore attento può cogliere: la midriasi pupillare, cioè una dilatazione anomala e persistente delle pupille, che può indicare assunzione di stimolanti o allucinogeni. L’iper-sudorazione improvvisa e non legata a sforzo fisico o calore. Episodi di sangue dal naso e tremori alle mani possono essere associati all’uso di cocaina

Sul piano emotivo, il segnale più subdolo e importante è l’anedonia. È una parola tecnica, ma il suo significato è molto concreto: è l’incapacità di provare piacere per cose che normalmente piacciono a tutti. Il ragazzo non si entusiasma più per la musica che amava, non ha voglia di vedere gli amici, non ride, non si commuove, non reagisce a un complimento o a una bella notizia. Resta piatto, grigio, indifferente. L’anedonia è un sintomo chiave sia della dipendenza, perché il cervello smette di produrre dopamina naturalmente, sia della depressione

Altri segnali importanti sono i disturbi alimentari: il mangiare molto poco e male, il saltare i pasti, il rifiuto di mangiare insieme alla famiglia. L’evitamento dei momenti conviviali è spesso una spia del tentativo di nascondere stati alterati o del disinteresse per la relazione

Infine, l’evitamento del contatto fisico: il ragazzo che prima abbracciava o si lasciava toccare ora si irrigidisce, si sottrae, mantiene le distanze anche dai familiari più stretti

Cosa possono fare i genitori

Il primo dovere dei genitori è informarsi e informare.

INFORMARE PRIMA ANCHE I FIGLI DI OGNI RISCHIO E DI CHE COSA STIAMO PARLANDO E FARLO CON COMPETENZA E TRANQUILLITA’

Capire davvero cosa significhi la malattia da tossicodipendenza, e trasmettere ai figli un concetto fondamentale: esistono sensibilità individuali. Non è vero che “a me non succederà” o che “basta essere forti”. Ci sono reazioni biologiche diverse da persona a persona, e un ragazzo può sviluppare una dipendenza pur venendo da una famiglia sana e amorevole, con abitudini di vita equilibrate. Nessuno è immune, e questo va detto con chiarezza, senza terrorismo ma senza ingenuità

La ricerca scientifica più recente, comprese le revisioni Cochrane del duemilaventitré, dimostra che i programmi di prevenzione condivisa, quelli che coinvolgono genitori e figli insieme, riducono di quasi un terzo il rischio di consumo precoce. Non serve essere esperti: serve esserci.

(La Cochrane Collaboration (oggi chiamata Cochrane) è un’organizzazione internazionale no-profit, indipendente da governi e interessi commerciali, nata per analizzare e riassumere in modo sistematico tutta la ricerca scientifica disponibile su un determinato argomento medico. In parole povere: quando i medici e le istituzioni vogliono sapere se una terapia funziona davvero, se un farmaco è efficace, se un comportamento è dannoso, cercano una revisione Cochrane. È considerata il “gold standard”, cioè il massimo livello di affidabilità)

Costruire una routine di ascolto con amore  è forse lo strumento più potente. Bastano quindici minuti al giorno di conversazione vis-à-vis, senza telefoni, senza distrazioni. Non è il momento dell’interrogatorio o della predica: è il momento della connessione. Domande aperte, semplici, come “Cosa ti preoccupa di più in questo periodo?”, possono aprire varchi che nessuna app di controllo potrà mai aprire

Monitorare la salute digitale non significa spiare: significa stabilire regole condivise e trasparenti: spegnere il Wi-Fi di notte, caricare i dispositivi fuori dalla camera da letto, fissare limiti di tempo e, aspetto cruciale, dare l’esempio come adulti. La digital literacy in famiglia, cioè l’educazione a un uso consapevole degli schermi, riduce significativamente il rischio di dipendenza da internet e da gioco

Quando si colgono uno o più campanelli di allarme, l’approccio deve essere non giudicante. Evitare accuse, minacce o scenate. Dire piuttosto: “Ho notato che ultimamente sembri giù di morale, sei molto stanco, non ti vedo sorridere. Possiamo parlarne, oppure preferisci parlare con un adulto di cui ti fidi?”

Validare le emozioni del figlio, riconoscere la sua fatica senza banalizzarla, riduce la spinta a cercare sollievo nelle sostanze o negli schermi

Se il sospetto è forte, chiedere aiuto immediatamente è essenziale. Coinvolgere il medico di famiglia, uno psicologo dell’età evolutiva o il Servizio per le Dipendenze territoriale per una consulenza anonima. La diagnosi precoce migliora drasticamente gli esiti, e oggi esistono percorsi di sostegno gratuiti per le famiglie attraverso servizi come le Unità di strada, il Progetto Itaca e i consultori

Infine, promuovere attività che generano benessere e autostima è una forma di prevenzione quotidiana: Sport non competitivi, teatro, musica, volontariato, laboratori creativi.  Non si tratta di riempire l’agenda del figlio, ma di offrirgli contesti in cui sperimentare successo, appartenenza e riconoscimento senza bisogno di sostanze.

Il rafforzamento dell’identità e delle competenze emotive, le cosiddette life skills, resta il migliore antidoto alla ricerca di alterazione chimica o digitale

LA SALUTE MENTALE PARTE DA LONTANO

Non possiamo parlare di dipendenze senza parlare di ansia. I dati più recenti sul benessere psicologico dei bambini e preadolescenti disegnano un quadro allarmante. Un sondaggio condotto da una delle principali istituzioni britanniche per la salute mentale infantile, che ha coinvolto migliaia di alunni delle scuole primarie, ha rivelato che la maggior parte dei bambini tra i nove e gli undici anni si sente preoccupata per tutto il tempo. Le paure principali riguardano il benessere della famiglia, le relazioni con gli amici, il rendimento scolastico e, in misura crescente, la paura di essere vittime di bullismo

Un dato colpisce in modo particolare: quasi un terzo dei bambini intervistati ha dichiarato che, una volta entrato in ansia, non riesce più a smettere di esserlo. L’ansia diventa uno stato cronico anche a quell’età, e questo è il terreno su cui le dipendenze attecchiscono più facilmente

 Le strategie che i bambini usano per calmarsi sono significative: parlare con i familiari è la prima scelta, parlare con gli amici la seconda, ma tra i maschi giocare al computer è una soluzione utilizzata in quasi due casi su tre Questo dato mostra quanto precocemente si crei l’associazione tra schermo e regolazione emotiva

Cosa vorrebbero i bambini dagli adulti? Oltre l’ottanta per cento ha risposto con una richiesta semplice e rivoluzionaria: essere ascoltati con partecipazione. Non soluzioni immediate, non prediche, non distrazioni forzate. Presenza autentica

Gli anni delle elementari sono spesso immaginati come innocenti e felici, ma la realtà è diversa. I bambini piccoli si preoccupano per ciò che accade in casa, per gli amici, per le cose brutte che sentono al telegiornale Preoccuparsi ogni tanto è normale, ma quando le preoccupazioni diventano persistenti e pervasive, è fondamentale che i bambini sappiano dove trovare aiuto.

Scuola e famiglia giocano un ruolo insostituibile nel far sapere ai bambini che chiedere aiuto è lecito, è sano, ed è un atto di coraggio

RIFLESSIONI:

La tossicodipendenza giovanile oggi è un fenomeno liquido, in cui le sostanze si mescolano con comportamenti compulsivi digitali e con un’ansia che compare sempre più precocemente

 L’espressione “LIQUIDO” viene dal sociologo Zygmunt Bauman, che parlava di “società liquida” per descrivere un mondo in cui i punti di riferimento (lavoro, relazioni, identità) non sono più stabili come una volta, ma scorrono, mutano rapidamente e si mescolano.

Applicato alla tossicodipendenza giovanile di oggi, “fenomeno liquido” significa almeno quattro cose molto concrete:

NON C’È PIÙ UNA SOSTANZA FISSA:  un ragazzo non è più “il fumatore di cannabis” o “quello che beve”. Oggi mescola tutto: alcol + cannabis + psicofarmaci + energy drink.  Magari in una sera sola. Il “poliuso” è la regola, non l’eccezione!!!

SI PASSA DALLA SOSTANZA AL COMPORTAMENTO E RITORNO:  non c’è più un muro tra dipendenze chimiche e dipendenze comportamentali. Un adolescente può passare ore a giocare online (gaming disorder), poi uscire e fare binge drinking, poi tornare a casa e scrollare social fino all’alba. Il cervello cerca sempre la stessa cosa : una stimolazione forte e immediata, ma la trova in forme diverse che si mescolano continuamente!

CAMBIA IL “MENU” VELOCEMENTE: le Nuove Sostanze Psicoattive (NPS) compaiono e scompaiono sul mercato in settimane. I genitori di cinque anni fa non avevano mai sentito parlare di certe molecole; tra altri cinque anni ce ne saranno di nuove. La dipendenza oggi è un bersaglio mobile

SI CONFONDE CON L’ANSIA E LA VITA QUOTIDIANA: la dipendenza non è più un “mondo a parte”, ma si infiltra nella normalità: l’ansia da prestazione scolastica spinge a prendere psicofarmaci senza prescrizione; la solitudine spinge verso i social; la sera ci si stordisce per dimenticare. Tutto si mescola in un unico flusso

I genitori non devono diventare detective né giudici, ma adulti informati, presenti e non giudicanti. I campanelli di allarme sono cambiati, ma la chiave dell’intervento rimane la relazione: un ascolto autentico e la disponibilità a cercare aiuto tempestivo fanno la differenza tra una crisi e un percorso di crescita

GRAZIE

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