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Viviamo davvero in una simulazione? Un fisico dice di aver trovato il codice dell’universo

Viviamo davvero in una simulazione? Un fisico dice di aver trovato il codice dell’universo…
altri parlano di Ologrammi

L’ipotesi che l’universo sia una simulazione avanzata realizzata da una civiltà superiore non è più relegata solo alla fantascienza

In anni recenti, diversi scienziati e filosofi hanno approfondito questa possibilità, tra cui il fisico Michael Vopson, che ha introdotto la Seconda Legge dell’Infodinamica, un’idea rivoluzionaria secondo cui l’informazione, e non la materia,sarebbe il vero elemento fondamentale dell’universo!

Secondo Vopson, i sistemi naturali,  dal DNA umano alle galassie, sembrano organizzarsi seguendo schemi ottimizzati, simili a quelli che troviamo nei migliori algoritmi software

Come se l’universo cercasse, di sua natura, la compressione e l’efficienza… proprio come farebbe un programmatore !

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Ma cosa significa questo in termini concreti?

Significa che potremmo vivere in una simulazione, e che la realtà che percepiamo potrebbe essere il prodotto di un programma computazionale estremamente sofisticato, in grado di modellare spazio, tempo, materia e coscienza

Questa teoria oggi tornata alla ribalta nasce gia’ nel 2003, il filosofo di Oxford Nick Bostrom formulò un argomento inquietante: se esistono civiltà tecnologiche avanzate in grado di simulare interi universi… allora è statisticamente più probabile che noi siamo una di quelle simulazioni piuttosto che una “realtà primaria”

E se lo siamo, i cosiddetti “glitch nella matrice”, eventi inspiegabili, coincidenze assurde, strane anomalie potrebbero essere tracce lasciate da imperfezioni del sistema, o magari segnali che sfuggono al suo meccanismo di autocorrezione, come suggerisce lo studioso Paul Francheshi?

No, non ci sono prove definitive. Ma ci sono indizi

Alcuni esperimenti in fisica quantistica, come quelli sull’entanglement o sul dualismo onda-particella, mostrano un comportamento della materia che sembra “decidere” in base all’osservazione. È come se il mondo si rendesse reale solo quando viene osservato, esattamente come accade in un videogioco, dove le immagini vengono renderizzate solo quando il giocatore le guarda

Michael Vopson afferma persino di aver trovato le basi fisiche per dimostrare l’esistenza del “bit” dell’universo l’unità d’informazione di cui sarebbero fatti spazio, tempo e materia

Quali sarebbero le implicazioni?

Se l’universo è una simulazione: Le leggi della fisica non sono verità assolute, ma parametri programmati

Il libero arbitrio potrebbe essere un’illusione computazionale

Esisterebbe (o sarebbe esistito) un Programmatore una coscienza superiore capace di costruire universi

E qui il confine tra scienza e spiritualità si fa sottile; perché la domanda diventa “chi ha scritto il codice?” e se esiste una coscienza creatrice, allora la scienza potrebbe diventare un ponte per ritrovare il sacro

Un fisico ha trovato davvero il “codice dell’universo”?
No, ma ci sta andando vicino
E se viviamo in una simulazione?
Non possiamo ancora provarlo, ma allora dovremmo essere pronti a cambiare la nostra visione del mondo?

Molti scienziati parlano invece di OLOGRAMMI

L’universo come ologramma” e l’universo come simulazione potrebbero essere solo due modi diversi di dire che la realtà è informazione che prende forma

Ma se fosse davvero un ologramma?
A questo punto, una domanda sorge spontanea:
la teoria della simulazione e l’ipotesi olografica dell’universo… non dicono forse la stessa cosa?

In effetti, secondo alcuni dei fisici più autorevoli, la nostra realtà potrebbe non essere “solida” nel senso classico, ma piuttosto un’elaborazione, una proiezione di informazioni codificate

L’ipotesi olografica  proposta da Leonard Susskind e sostenuta da Juan Maldacena suggerisce che il nostro universo tridimensionale sia in realtà una proiezione bidimensionale, come un grande ologramma cosmico. Esattamente come nei sogni o nelle visioni, ciò che vediamo potrebbe essere solo un riflesso coerente di qualcosa di più profondo.

Dall’altra parte, la teoria della simulazione sostenuta da filosofi come Nick Bostrom e da fisici come Michael Vopson ci invita a considerare che viviamo dentro una realtà programmata, costruita come un sistema informatico perfettamente ottimizzato

Due visioni diverse, una proveniente dalla fisica teorica e l’altra dalla filosofia e dall’informatica, che però si toccano su un punto essenziale:

L’universo potrebbe non essere ciò che appare, ma il risultato ordinato di una struttura invisibile di informazioni

Forse viviamo in una simulazione.
Forse siamo dentro un gigantesco ologramma
In entrambi i casi, una cosa è certa:
la realtà è più misteriosa e più affascinante di quanto avremmo mai immaginato!

E SE SI SBAGLIANO?

SE VUOI APPROFONDIRE ALTRIMENTI NON IMPORTA:

l’ipotesi olografica e la teoria della simulazione sono concettualmente affini, anche se nascono da approcci differenti

Ipotesi Olografica: cos’è davvero?
È un’idea proposta inizialmente dal fisico Gerard ‘t Hooft e poi sviluppata da Leonard Susskind, che afferma: “Tutte le informazioni contenute in un volume di spazio possono essere descritte da dati codificati sulla superficie del suo confine.”

Detta in modo poetico:L’universo tridimensionale potrebbe essere una proiezione di informazioni contenute su una superficie bidimensionale
Proprio come un ologramma, che è bidimensionale ma appare tridimensionale quando lo osservi

E allora la simulazione?
La teoria della simulazione (di cui parlano Nick Bostrom, Michael Vopson e altri) sostiene che viviamo dentro un universo artificiale, programmato da una civiltà avanzata, come un videogioco molto sofisticato.

E qui avviene la connessione sorprendente…

Sia l’ipotesi olografica che la teoria della simulazione dicono in fondo la stessa cosa:

La realtà fisica che percepiamo non è fondamentale, ma deriva da un livello più profondo di informazione.

Vopson cerca le leggi che governano l’informazione come entità fisica reale

Bostrom immagina una mente creatrice digitale che elabora ogni particella

Susskind e l’ipotesi olografica suggeriscono che la realtà è una proiezione, come un film su uno schermo cosmico.

In tutti i casi:L’universo è trattato come un sistema informatico, ordinato, compresso, leggibile.

tu cosa ne pensi?

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