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Gli anni perduti di Gesù : la storia lo ha tradito col silenzio

Gli anni perduti di Gesù : la storia lo ha tradito col silenzio

Un’indagine tra Vangeli, fonti storiche e il vuoto che pochi osano esplorare

C’è un uomo di cui conosciamo la nascita. Sappiamo che a dodici anni discuteva con i dottori del Tempio di Gerusalemme, stupendo tutto per intelligenza e comprensione. Sappiamo che attorno ai trent’anni si presenta sulle rive del Giordano per farsi battezzare da Giovanni, e da lì inizia la sua vita pubblica

Ma cosa è successo nel mezzo?  Diciott’anni di silenzio

I quattro Vangeli canonici raccontano l’infanzia di Gesù. Poi, dopo l’episodio del Tempio, il racconto si interrompe bruscamente. Dal Gesù dodicenne al Gesù trentenne che inizia la sua predicazione non sappiamo praticamente nulla

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Non è una lacuna marginale: è un vuoto che copre l’intero arco formativo di un uomo che avrebbe cambiato il corso della storia

I Vangeli tacciono
Le biografie antiche, anche quelle più essenziali, valorizzano sempre questi passaggi: chi ha insegnato, dove si è formato, quali ambienti ha frequentato. La formazione era il fondamento dell’autorità. Nel caso di Gesù, invece, il silenzio è assordante. E come spesso accade, proprio il silenzio produce le domande più profonde

La ricerca di un uomo scomparso
A partire dalla fine dell’Ottocento, il vuoto biografico ha iniziato ad essere colmato da scoperte sorprendenti

Nel 1887, il giornalista e ricercatore russo Nicolas Notovitch , durante un viaggio nel Ladakh, nel nord dell’India, visitò il monastero buddhista di Hemis. Lì venne a conoscenza di antichi manoscritti tibetani che parlavano di un santo chiamato Issa , vissuto in India, Nepal e Tibet secoli prima

La descrizione coincideva con quella di Gesù: Issa, che in molte lingue orientali è la traslitterazione di Yeshua, era un giovane venuto dall’Occidente, figlio di una famiglia modesta, che aveva viaggiato verso Oriente per studiare le leggi dei grandi saggi. Secondo quei testi, Issa avrebbe trascorso anni tra i templi indù e i monasteri buddhisti, apprendendo e insegnando, prima di tornare in Palestina

Notovitch pubblicò le sue scoperte nel 1894 in un libro intitolato “La vita sconosciuta di Gesù Cristo” . L’opera suscitò polemiche feroci, ma aprì una strada

Nel 1922, il monaco e studioso indiano Swami Abhedananda , discepolo di Ramakrishna, si recò personalmente al monastero di Hemis. Ebbe accesso agli stessi manoscritti, li studiò e ne confermò l’esistenza, traducendone il contenuto in bengalese nella sua opera “Kashmir o Tibbate” (Tibbaté in bengalese significa Tibet)

Cosa dice il manoscritto? Secondo i testi citati nel libro, Gesù (Issa) avrebbe lasciato la Palestina a tredici anni per sfuggire a un matrimonio combinato e per studiare la sapienza orientale. Avrebbe viaggiato lungo la Via della Seta, studiando i Veda e l’induismo a Puri e Varanasi, e poi il buddhismo in Nepal e Tibet, prima di tornare in Palestina a ventinove anni per iniziare la sua predicazione

Una nota sul nome: nei testi originali buddhisti e nella cronaca russa di Notovitch il protagonista viene chiamato Issa. Tuttavia, nel libro bengalese Kashmir o Tibbate, Swami Abhedananda utilizza la variante Isa, più vicina alla tradizione linguistica indiana e islamica, mentre il suo nome storico originario in aramaico è Yeshua.

Negli stessi anni, l’esploratore e pittore russo Nicholas Roerich attraversò l’Asia centrale. In Kashmir, in Ladakh e in Tibet raccolse leggende orali indipendenti che parlavano di un grande profeta venuto dall’Occidente, un giovane guaritore e maestro che aveva vissuto tra quei popoli. Roerich scrisse: «In tutti questi luoghi si parla di un santo chiamato Issa, che predicava l’amore, la compassione e la pace, e che veniva da un paese lontano oltre le montagne.»

Roerich non trovò un nuovo testo scritto come Notovitch, ma registrò la straordinaria diffusione orale del racconto. Rimase affascinato dal fatto che i popoli dell’Himalaya, senza aver mai letto i libri occidentali, si tramandassero storie su questo Issa. Nel suo diario Altai-Himalaya incluse interi capitoli dedicati proprio alle notizie ricevute su Issa, citando sermoni attribuiti a Issa-Gesù che esaltavano la pace e criticavano il sistema delle caste

Nicholas Roerich era prima di tutto un pittore monumentale. Durante quel viaggio dipinse centinaia di quadri. Tra questi, ne realizzò alcuni dedicati proprio a questa figura, come il dipinto “Issa e la testa del gigante” o “I crocevia dei sentieri di Cristo e Buddha” , ambientato in Ladakh

C’è poi un dato che sposta l’indagine ancora più avanti:

A Srinagar, nel Kashmir, esiste una tomba venerata da secoli: si chiama Roza Bal , o “santuario del profeta”. La tradizione locale, tramandata oralmente di generazione in generazione, identifica il sepolto con un santo straniero di nome Yuz Asaf , giunto dal Medio Oriente dopo essere miracolosamente sopravvissuto a una condanna a morte. I racconti dicono che Yuz Asaf era un guaritore, un maestro spirituale, che parlava per parabole e che diceva di essere figlio di una vergine

Alcuni studiosi hanno messo in relazione Yuz Asaf con Gesù. Il nome stesso sarebbe una composizione: Yuz (Gesù) e Asaf (il raccoglitore, colui che raduna). La tomba di Roza Bal esiste, è visitabile e presenta alcune caratteristiche che la rendono unica:

L’orientamento del corpo è ebraico (est-ovest), non islamico (nord-sud verso la Mecca).
Accanto alla tomba c’è una pietra scolpita con le impronte dei piedi del santo. Su quelle impronte sono chiaramente visibili segni che sembrano cicatrici da crocifissione, in particolare una ferita da chiodo che attraversa il metatarso

Nel 1983, il ricercatore tedesco Holger Kersten pubblicò un’indagine approfondita intitolata “Jesus lebte in Indien” (Gesù visse in India). Kersten ebbe il merito di unire sistematicamente tutte le tradizioni orientali su Issa e la tomba del Kashmir con lo studio dei testi apocrifi, evidenziando le profonde somiglianze filosofiche tra gli insegnamenti di Gesù e il buddhismo. Il libro fece scalpore in tutto il mondo e resta un punto di riferimento per chi studia questo filone.

E l’Italia?
Un contributo importante a questa ricerca è venuto anche dal nostro paese, con l’opera di Mario Pincherle , ingegnere, archeologo e scrittore bolognese scomparso nel 2012. Pincherle ha dedicato decenni allo studio della figura storica di Gesù, seguendo tracce che lo portarono molto lontano dai percorsi accademici convenzionali. Le sue ricerche lo condussero a sostenere l’ipotesi che Gesù fosse realmente sopravvissuto alla crocifissione e avesse trascorso parte della sua vita successiva proprio in Oriente, in Kashmir, morendo in tarda età. Pincherle non si fermava ai documenti: studiava l’archeologia, le tradizioni orali, i testi antichi, cercando di ricostruire un quadro coerente laddove la storiografia ufficiale preferiva il silenzio.

Un insegnamento su due livelli: torniamo ai Vangeli con occhi nuovi

Gesù non parlava allo stesso modo a tutti. Alle folle parlava in parabole, immagini, metafore. Ai discepoli, in privato, spiegava. Nel Vangelo di Marco, Gesù dice esplicitamente: “A voi è dato conoscere il mistero del regno di Dio; per quelli di fuori tutto avviene in parabole.”

Non è una frase poetica: è un metodo. È il metodo di chi appartiene a una tradizione in cui la conoscenza non si getta in pasto alla folla, ma si trasmette gradualmente, per livelli, a chi è pronto a riceverla. Questo modo di insegnare richiama le tradizioni sapienziali dell’India vedica e del buddhismo Mahayana, dove il maestro seleziona i discepoli, parla per simboli, e solo ai più maturi rivela il cuore dell’insegnamento

I parallelismi tra gli insegnamenti di Gesù e il pensiero buddhista sono numerosi: l’amore per i nemici, la rinuncia alla violenza, il distacco dai beni materiali, l’importanza della purezza interiore rispetto al rito esteriore. Tutti elementi che non trovano un corrispettivo immediato nel giudaismo del Secondo Tempio, ma che erano invece centrali nel buddhismo Mahayana già secoli prima di Gesu’

Il predicatore ebreo e il maestro orientale non sono due figure opposte: possono essere due facce della stessa formazione

I miracoli: magia o conoscenza
Gesù era percepito dai suoi contemporanei come un guaritore, un taumaturgo. La sua fama di uomo capace di compiere atti straordinari è storicamente attestata da tutte le fonti. I suoi oppositori non negano che accadano fatti inspiegabili: ne mettono in discussione l’origine

Nessuno accusa qualcuno di usare una forza illecita se non c’è nulla da spiegare

In molte culture antiche, guarire non era solo un atto tecnico: era un atto di riequilibrio tra corpo, mente e cosmo. Chi possedeva una conoscenza profonda del reale poteva intervenire su ciò che oggi chiamiamo «processi naturali» in modo non ordinario. Le tradizioni vediche e buddhiste sono piene di riferimenti a questo tipo di conoscenza, che non è magia nel senso deteriorante del termine, ma scienza del profondo

Gesù non si presenta come un mago. Parla come chi sa. Agisce con autorità. Insegna, e il suo insegnamento produce effetti visibili

Anche i più severi storici laici della figura di Gesù, come John Dominic Crossan o Morton Smith, lo ammettono: nessuno all’epoca negava i suoi miracoli o le sue guarigioni. Persino i suoi nemici, nel Talmud ebraico e nei testi pagani, lo accusavano di “stregoneria”.

Il che dimostra che quegli eventi prodigiosi accadevano davvero

E allora perché tutto questo è stato taciuto, coperto, dimenticato?

La risposta forse è più semplice e più scomoda di quanto sembri. Raccontare il percorso formativo di Gesù: umano, graduale, fatto di viaggi, maestri, apprendimento, avrebbe significato ammettere che l’unità con il divino non nasce dal nulla, ma da un cammino. E se esiste un cammino, allora esiste una possibilità. E se esiste una possibilità, non è più controllabile dalle istituzioni

Fu molto più conveniente trasformare Gesù in un’eccezione assoluta, in un mistero irraggiungibile da adorare in ginocchio piuttosto che da comprendere, emulare e forse raggiungere

Eppure lui stesso disse: e i Vangeli lo riportano fedelmente: “Chi crede in me farà le opere che io faccio, e ne farà di più grandi”

Una frase che non può essere conciliata con l’idea di un’eccezione irraggiungibile. Una frase che suona come un invito, una promessa, una porta lasciata aperta

Il tradimento e la rimozione:

Nelle sue opere, in particolare in “Paolo il falso” e nel suo studio sul Quinto Vangelo di Tommaso, Pincherle mette a nudo quello che considera il più grande tradimento della storia spirituale. Paolo di Tarso, che non fu mai discepolo storico di Yeshua, divenne il vero perno dottrinale del cattolicesimo istituzionale. Non a caso, ancora oggi nelle chiese si leggono quasi esclusivamente le sue lettere.

Questo processo ha di fatto silenziato il messaggio del primo e vero discepolo: Tommaso. Il suo Vangelo è stato marchiato come apocrifo ed eliminato perché mostrava un Gesù rivoluzionario e incompatibile con il potere ecclesiastico: un maestro che non predicava l’inferno, la punizione o la necessità di una casta sacerdotale, ma che insegnava che il Regno di Dio è dentro ognuno di noi e che l’uomo è l’unico giudice di se stesso.

Un messaggio di pura scoperta interiore, straordinariamente affine alla sapienza e alle filosofie orientali

Ho pensato: occorre sapere queste cose
perché l’ignoranza addormenta le coscienze, incatena le menti, e toglie alle persone la libertà di scegliere e di capire la propria scintilla divina

GRAZIE

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