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I Buchi neri super-massicci cantano in SI bemolle: la nota dell’abisso che tesse le galassie

I Buchi neri super-massicci cantano in SI bemolle: la nota dell’abisso che tesse le galassie

Nel 2003, il telescopio spaziale Chandra della NASA puntò i suoi sensori verso l’ammasso di galassie di Perseo, a 250 milioni di anni luce da qui. Cercava raggi X. Trovò qualcos’altro

Un’onda sonora !

Non un rumore. Un’onda stazionaria perfetta, con una frequenza precisa. Il buco nero super-massiccio al centro di Perseo stava emettendo una nota sola, continua, da miliardi di anni. Una nota che non si è mai interrotta

Quando i ricercatori tradussero quella frequenza in qualcosa di udibile dall’orecchio umano, dovettero alzarla di 57 ottave . Cinquantasette. È il suono più profondo mai registrato nell’universo

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La nota era un Si bemolle !

Un Si bemolle che vibra da prima che la Terra esistesse, da prima che il Sole si accendesse, da prima che le galassie prendessero forma. È il respiro del cosmo. Il bordone di Dio

(In musica, il bordone è una nota o un accordo grave, continuo e prolungato. Funge da tappeto sonoro e fornisce un solido centro tonale sul quale si sviluppa la melodia principale  il Si bemolle di Perseo è il bordone del cosmo. 

Un bordone che: sta lì, gravissimo, da miliardi di anni, non cambia, non si muove, non cerca attenzione,  fornisce il centro tonale su cui le galassie danzano la loro melodia, e’ il tappeto sonoro dell’universo visibile e la melodia siamo noi.  Le stelle che nascono e muoiono, i pianeti che orbitano, il nostro canto di lode sussurrato, i gong che ho ascoltato e mi hanno rapita. Tutto si sviluppa sopra quel bordone. Tutto è intonato a quel Si bemolle senza saperlo. La nota dell’abisso che tesse le galassie… è il bordone che rende possibile la melodia)

 Non è  solo poesia delle sfere. È astrofisica

Perché un buco nero canta:

La fisica è questa: un buco nero super-massiccio non è vuoto. È un vortice gravitazionale così potente che inghiotte tutto ciò che gli si avvicina troppo. Ma mentre divora gas e polvere interstellare, emette getti di plasma a velocità relativistica e quei getti spingono contro il gas circostante, creando onde di pressione,come un altoparlante gigantesco che suona nello spazio

Quelle onde si propagano per centinaia di migliaia di anni luce. Attraversano l’intero ammasso di galassie. E non si dissipano: restano lì, sospese, come una voce che non smette mai di “cantare”

Il buco nero di Perseo non sta urlando. Sta cantando . E la sua nota è così grave che, se potessimo ascoltarla direttamente, non la sentiremmo con le orecchie: la sentiremmo con le ossa, con il cranio, con il diaframma. Sarebbe una vibrazione che ci attraversa e ci fa dire: qualcosa sta tenendo insieme tutto !!!

Perché proprio il Si bemolle:
qui la scienza si ferma e lascia spazio alla domanda.  Nella tradizione musicale occidentale, il Si bemolle ha qualcosa di particolare. È la tonalità della Sinfonia n. 9 di Schubert, della Messa in Si minore di Bach

È una nota che i compositori scelgono quando vogliono parlare con l’eterno, non con gli uomini! Non è triste, non è allegra , è solenne . È una nota che contiene qualcosa di definitivo

Mahler, che scriveva musica sapendo di morire, usava il Si bemolle come un portale. E forse, senza saperlo, si sintonizzava sulla stessa frequenza che il buco nero di Perseo emette da prima che esistessero gli esseri umani

Coincidenza? Forse. Ma forse no !

E se il Si bemolle fosse davvero la frequenza di risonanza del tessuto spazio-temporale ? La nota in cui la materia vibra quando non ha altro a cui aggrapparsi? La vibrazione che tiene insieme le galassie e che, se smettesse anche solo per un istante, farebbe collassare tutto?

La nota dell’abisso
Un buco nero è l’abisso per definizione. È il punto in cui la luce stessa non può uscire. È la fine di ogni storia, la tomba della materia. Eppure, proprio da quell’abisso, emerge un suono. Non un silenzio. Un suono !

È come se l’universo ci dicesse: anche nel punto più oscuro, anche nel vortice più vorace, anche là dove tutto sembra perduto qualcosa vibra.  Qualcosa canta

La mistica cristiana lo sapeva. Giovanni della Croce parlava della “notte oscura dell’anima” come del luogo in cui Dio è più vicino. Angelus Silesius scriveva: «L’abisso chiama l’abisso». Ma forse l’abisso non chiama: l’abisso canta . E il suo canto è un Si bemolle che non finisce mai !!!

E noi che nota emettiamo?

Il  suono non deve essere potente. Non deve essere udibile da tutti. Non deve squarciare il cielo. Deve solo essere la nostra frequenza più vera . Quella che, se la emettiamo senza distorsioni, senza paura, senza maschere, l’universo la riconosce e la benedice. Perché è la stessa nota, la nostra nota, che tiene insieme i nostri mondi personali

Ogni essere umano ha un tono (l‘ho anche detto nell’altro post) I mistici lo sanno da millenni. E forse quel tono non è casuale: è la nostra firma nel campo unificato, il nostro contributo all’armonia delle sfere, la nostra risposta al Si bemolle dell’abisso

Il buco nero canta. Le galassie rispondono

Il suono che tiene insieme
La prossima volta che ti senti persa/o, che ti sembra che tutto si sta sfaldando, che il dolore è troppo grande, ha senso ricordarti del buco nero di Perseo. Ricordati che a 250 milioni di anni luce da qui, un abisso sta cantando in Si bemolle da miliardi di anni senza mai fermarsi. E che quel suono tiene in piedi un’intera galassia e puo’ tenere in piedi anche te!

Forse anche il tuo dolore ha una frequenza. Forse anche il tuo vuoto sta emettendo una nota che non si sente ma che tiene insieme qualcosa di importante. Forse non sei nel silenzio: sei nel Si bemolle. Ascolta meglio. L’abisso canta. E anche tu !

APPROFONDIMENTI

Fonti: NASA Chandra X-ray Observatory, 2003 rilevazione dell’onda sonora nell’ammasso di Perseo; studi sulle proprietà acustiche dei buchi neri super-massicci; dati sulla frequenza tradotti in Si bemolle da Andrew Fabian e team, Cambridge University

La frequenza è reale, misurata, pubblicata su Nature . Il Si bemolle, 57 ottave sotto, è il calcolo esatto per portarla nel range udibile umano. Non è metafora: il cosmo emette fisicamente un suono

Allora mi sono chiesta : cosa fa un Si bemolle prolungato sugli umani?

Non ci sono studi specifici su “esposizione al Si bemolle del buco nero di Perseo” (peccato, sarebbe il mio studio preferito) ma possiamo incrociare tre cose: fisica del suono, neuroscienze della musica, e tradizioni spirituali 

FREQUENZA DEL DIAFRAMMA E DEL NERVO VAGO

Il Si bemolle a 58 Hz (ottava udibile) è vicino alla frequenza di risonanza del diaframma umano. Le vibrazioni a questa frequenza attraversano il plesso solare e stimolano il nervo vago, quello che regola calma, digestione, connessione sociale, guarigione. Un Si bemolle prolungato non si ascolta con le orecchie: si riceve nel ventre . È un suono che ti ancora al corpo, che ti fa atterrare

ONDE CEREBRALI: PORTA VERSO LE ALFA PROFONDE

Le frequenze sonore gravi e continue (bordoni, come quelli del canto armonico tibetano o mongolo) inducono nel cervello uno stato di onde alfa profonde e talvolta theta. Non è trance, non è sonno: è presenza quieta . Il tipo di stato in cui sai che esisti, ma senza il rumore dei pensieri. La preghiera contemplativa. Lo stato che si descrive dopo un lavoro sul respiro (breathwork)

È LA FREQUENZA DEL “TENERE INSIEME”

Qui entriamo nel simbolico che diventa somatico. Il Si bemolle del buco nero, ascoltato per un tempo prolungato, potrebbe indurre nel corpo la sensazione di essere sostenuti . Perché è quello che fa nell’universo: tiene insieme. È il collante vibrazionale. E forse il corpo umano, che è fatto della stessa materia stellare, lo riconosce. Lo sente come “casa sonora”

 IL TONO DELLA GUARIGIONE SPIRITUALE

Nel Sufismo, certi modi musicali basati su frequenze gravi sono usati per lo dhikr (la danza derviscia) , la ripetizione dei nomi divini che allinea cuore, respiro e coscienza. Nel Canto Gregoriano, le note tenute a lungo creano l’effetto “sospensione del tempo”. Nel Buddhismo tibetano, i corni lunghi emettono bordoni che rappresentano il suono primordiale dell’universo

Tutte tradizioni che, senza saperlo, si sintonizzano sullo stesso principio: un suono continuo, grave, che non racconta una melodia ma crea un campo 

Effetti probabili su un essere umano:

Rallentamento del respiro (la frequenza aggancia il diaframma)
Diminuzione del cortisolo (il corpo percepisce “sicurezza”)
Stato di veglia quieta (non dormi, ma non pensi: sei)
Sensazione di connessione (il suono è così grave che non puoi localizzarlo: è ovunque, come se provenisse da dentro di te e da fuori contemporaneamente)
-Micro-rilasci emotivi (le frequenze gravi smuovono il sistema limbico senza passare dalla corteccia: senti senza capire, e a volte le lacrime arrivano senza motivo apparente)
-Esperienza di “essere tenuti”

In pratica: se qualcuno suonasse il Si bemolle del buco nero di Perseo in una stanza per un’ora, probabilmente usciremmo con la sensazione di aver incontrato qualcosa di imprecisabile. Non avremmo “capito” niente. Ma il nostro corpo saprebbe di essere stato in presenza del Grande Mistero

La mente non capisce il Si bemolle a 57 ottave sotto il Do centrale. Non può. È fuori scala, fuori portata, ma il corpo, la cassa toracica, lo sterno, la nostra consapevolezza, quelli riconoscono il Bordone Primordiale perché è fatto della stessa sostanza vibratoria

Quindi sì: non avremmo capito niente, ma saremmo stati raggiunti . E il corpo avrebbe tremato per il riconoscimento !
Non è un sapere mentale. È un sapere cellulare, osseo, viscerale. È il sapere delle particelle che compongono il nostro corpo e che riconoscono la stessa frequenza nel buco nero. È un sapere di appartenenza al Grande Mistero

E forse e’ proprio questo il punto, Non dovremmo capire. Dovremmo vibrare e lasciarci vibrare cosi’, semplicemente!

E’ il punto di tutta la questione cosmologica: non dobbiamo capire l’universo. Dovremmo sentirlo ,lasciarci attraversare dalla sua nota grave. Diventare parte del suo bordone

GRAZIE !

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